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Mancano medici di base

Mancano medici di base? E’ una sensazione comune. Rispetto al passato, infatti, questa figura ha gradualmente perso centralità all’interno delle nostre famiglie dove non era solo un supporto reale e concreto alla nostra salute ma anche un supporto psicologico per le preoccupazioni di tutti i giorni. Da una parte questo è dovuto alla crescita delle assicurazioni sanitarie private tipo Casagit e affini che in molti stanno scegliendo per ovviare alle lungaggini del settore sanitario. Da un’altra parte c’è anche lo scotto di un immaginario collettivo secondo cui “sapere un po’ di tutto” vuol dire non sapere nulla di preciso. Non è neanche necessario sfatare questo mito inconsistente, la preparazione della Sanità in Italia è riconosciuta in tutta Europa e questa storia del giovane ragazzo di Verona lo dimostra. E’ piuttosto interessante aggiungere una nuova prospettiva al tema.

Mancano medici di base, la testimonianza

Per capire definitivamente perché scarseggia questa figura ci viene in soccorso una lettera aperta sul web di un medico che quest’esperienza la sta vivendo sulla sua pelle. Ecco il testuale racconto del Dott. Lorenzo Spadotto:

Nell’ultimo anno ho ricoperto un incarico provvisorio di medicina generale. Nessun collega un anno fa voleva assumere questo incarico e nessuno voleva farlo quest’anno. Di fatto, a Noventa di Piave, il paese in cui esercito, risultava (e risulta) una zona carente e quindi oltre 1.500 persone sarebbero rimaste senza assistenza o dislocate su medici in paesi limitrofi, quindi, pur non avendo il diploma di formazione specifica in medicina generale, ho scelto a novembre 2021 di assumere l’incarico.

Facendola breve, nonostante la disponibilità a continuare il servizio, l’Azienda ULSS ha rilevato l’incompatibilità tra la quantità di ore di libera professione da me dichiarata e l’incarico di medicina generale, in virtù – invero, per colpa – dell’art. 21 dell’ACN. Terminerò quindi l’incarico a fine novembre e questo mi spinge ad alcune considerazioni.

I numeri

Consideriamo che:

  • in Veneto mancano 640 medici di base,
  • oltre 40 nel Veneto Orientale
  • nel triennio 2023-2025 assisteremo ad un numero di pensionamenti pari a 462 medici
  • nello stesso periodo si diplomeranno 700 medici di base
  • di questi circa 210 (il 30%, secondo i dati della Fondazione SSP) non faranno questo lavoro
  • nei prossimi tre anni non arriveranno 700 medici, ma solo 500 colleghi;

Quindi le carenze saranno quelle già presenti (640) oltre alle nuove (462) per un totale di 1.100 e alla fine avremo comunque una mancanza di oltre 600 professionisti, mancanza che con tutta probabilità inciderà maggiormente nei centri urbani più piccoli.

La dichiarazione

Le parole sul perché mancano medici di base del Dott. Spadotto così proseguono:

Uno stillicidio inesorabile che ci ha portati oggi alla mancanza di medici, alla curva di pensionamento di cui abbiamo avuto i primi allarmi nel 2010 e dopo più di un decennio ci si è accorti di un fatto: la medicina di base non è più una professione appetibile per i giovani medici. Sicuramente i fattori sono molteplici – molti anche riportati in questa testata, ma volendone trovare uno tra tutti: non è normale che un medico di base stia più dietro al computer di quanto visiti effettivamente il paziente sul lettino o il malato a domicilio, e mi risulta difficile pensare possa essere stimolante come prospettiva di carriera per un giovane medico.

Nonostante già siano pochi i giovani medici disposti a fare questo lavoro, si fa di tutto per invogliarli a fare altro! Un esempio, tra gli altri, le innumerevoli incompatibilità presenti, tema sul quale ho scritto un anno fa proprio su questa testata, che spingono i colleghi a scegliere altre strade. Non è opportuno tornarci sopra, avendo già detto molto in passato, ma a tal proposito è importante ricordare l’opera dell’Associazione Camici Grigi e tutti i ricorsi da loro presentati in materia di incompatibilità tra corso di formazione in medicina generale e libera professione, arrivati favorevolmente a termine per i medici ricorrenti, finanche alla pronuncia coerente del Consiglio di Stato (n. 310/2022).

Ben lontani da far sterile polemica, credo sia opportuno chiedersi se negli anni avvenire continueremo a rincorrere i numeri in attesa che si saturino le zone carenti nel prossimo decennio e se, nel frattempo, continueremo a vivacchiare con medici a cui assegnare 1.800-2.000 pazienti l’uno, in barba al più misero senso di qualità delle cure.

Ed è a questo punto che mi viene in mente un passo dello scritto di Cavicchi su questo giornale “i medici di famiglia saranno sempre meno liberi professionisti e saranno sempre più “para subordinati”, quindi inizio a pensare che probabilmente non c’è alcuna intenzione di risolvere i problemi attuali rimuovendo limiti a dir poco anacronistici. In altre parole, con buona pace dei cittadini e della salute dei pazienti: “chi se ne frega”!

Sarebbe bene venisse detto, appunto, che non interessa del problema attuale. E anche se l’inizio del corso di formazione in medicina generale ha quasi sempre subito ritardi, non ultimo quello di quest’anno – condizione che già ampiamente fa comprendere la considerazione che viene data al problema, ci sono delle necessità politiche da seguire, le regioni devono accordarsi, la macchina elefantiaca della burocrazia deve muoversi coi propri tempi.

A ben vedere, se il 30% di colleghi che si diplomano come Medici di Medicina Generale non fa poi questo lavoro, ci va anche di lusso.

Chissà che queste considerazioni “dal campo” non servano ad invertire il trend.

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