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Digiuno

In questi giorni si parla molto di digiuno perché un noto politico ne ha indetto uno per protestare su un determinato tema. Non è questa la sede per analizzare questa scelta. In generale, nella storia della politica italiana, digiunare per protesta è un’azione che spesso è stata intrapresa. Marco Pannella e i suoi radicali insegnano. A noi interessa, però, parlare del tema su cui ci muoviamo da 70 anni: la salute. Cosa succede al fisico quando si smette di mangiare? Fa bene o fa male? Entro quali limiti ci si può muovere?

E’ bene chiarire quest’aspetto perché spesso di parla di digiuno anche come soluzione per perdere peso o, almeno, ripulire l’organismo. Ecco cosa devono sapere i nostri soci.

Cos’è il digiuno

Iniziamo questo percorso dalla definizione di digiuno che, secondo i nutrizionisti,:

indica una temporanea sospensione dell`apporto alimentare; questa sospensione dell`introduzione di alimenti può essere sopportata per un periodo di tempo relativamente lungo.

Cosa succede

Cos’accade nel corpo quando si digiuna? Durante questo periodo, il corpo non riceve più energia dagli alimenti. Questo significa che, già a partire dalla sesta ora, l’organismo dà fondo alle riserve in quest’ordine:

  • dapprima quelle glucidiche, immagazzinate sotto forma di glicogeno nel fegato e nei muscoli;
  • poi quelle proteiche dei muscoli e quelle lipidiche del tessuto adiposo.

Nel frattempo l’adattamento dell’uomo al digiuno si attiva riducendo il dispendio energetico. Il corpo perde pian piano la componente muscolare e adiposa, con un consequenziale notevole dimagrimento anche a vista. Il sistema ormonale non è esente da questo meccanismo tanto che, sotto digiuno, si prevedono le seguenti cose:

  • arresto della secrezione di ormoni sessuali;
  • diminuzione della produzione di insulina e ormoni tiroidei;
  • aumento della secrezione di glucagone e cortisolo.

E’ chiaro, quindi, che un digiuno non sia qualcosa con cui scherzare. Pensare di perdere peso così è folle perché sono più i rischi che si corrono dei vantaggi. Ecco che diventa importante conoscere meglio i danni da digiuno prolungato.

Il digiuno prolungato

Quando il tempo del digiuno supera le otto o dieci ore, si dice “digiuno prolungato”. Considera che un uomo sano e di media corporatura, che pesa 70 chili, ha un patrimonio energetico sotto forma di grasso che può farlo vivere per venti o anche per trenta giorni di digiuno completo. Ma a che prezzo?

L’individuo che digiuna a lungo va in uno stato di acidosi continua che genera:

  • malessere;
  • cefalea,
  • nevrosi.

Non solo. Come spiegano i nutrizionisti:

Nel digiuno prolungato la materia vivente, che viene continuamente degradata nel normale turnover che riguarda soprattutto le proteine, non può essere convenientemente sostituita a causa della carenza degli amminoacidi essenziali. Questi non possono essere sintetizzati a partire da costituenti non amminoacidici; la loro carenza determina il blocco della sintesi delle proteine che li contengono, e cioè in pratica di tutte le proteine dell’organismo. I costituenti proteici che vengono degradati pertanto durante il digiuno non possono essere adeguatamente ricostituiti; questo porta ad un bilancio azotato negativo con perdita netta giornaliera di proteine. Tale perdita si esprime in maniera palese con la diminuzione della massa muscolare, che nel digiuno può raggiungere uno stato di vera e propria atrofia. Anche la sintesi di proteine diverse da quelle muscolari rallenta notevolmente fino ad arrestarsi.

La prima proteina che cade sotto digiuno prolungato sono gli enzimi digestivi che, in assenza di alimentazione, perdono il loro significato. Ecco spiegato perché la ripresa dell’alimentazione dopo un prolungato periodo di digiuno va seguita con molta calma. L’apparato digerente va in un riposo funzionale e una brusca ripresa dell’alimentazione si rivela pericolosa.

Il digiuno per perdere peso

Se il digiuno prolungato comporta queste difficoltà, per cui i politici dovrebbero stare molto attenti, anche il suo utilizzo come dieta. Quando non si mangia, il nostro organismo mette in moto dei meccanismi controregolatori che vanificano nei giorni successivi l’eventuale perdita di peso ottenuta. Di base cambia molto il processo del carico dei depositi di carboidrati del corpo che, sempre secondo i nutrizionisti:

vengono depletati fino quasi a scomparire per mantenere entro limiti accettabili la glicemia. I due grandi organi che accumulano glicogeno nell’organismo umano sono il fegato ed il muscolo scheletrico. Al termine del digiuno notturno il loro contenuto in carboidrati può essere sceso anche dell’80rispetto ai valori postprandiali. Questo effetto è dovuto soprattutto all’entrata in funzione di un meccanismo ormonale basato su glucagone, un ormone secreto dalla parte endocrina del pancreas ed avente azioni per molti versi antitetiche rispetto a quelle dell’insulina. Il glucagone, detto anche con termine descrittivo “”l’ormone della fame””, inibisce la sintesi di glicogeno promuovendone allo stesso tempo la demolizione, agendo a livello di due enzimi chiave del metabolismo dei carboidrati.

Va da sé che la demolizione del glicogeno porta alla liberazione in circolo di molecole di glucosio, che vengono utilizzate dai vari tessuti come fonte energetica. Il glucagone promuove anche la sintesi di glucosio a partire da costituenti non glicidici (gluconeogenesi), contribuendo anche in questo modo a sostenere il livello della glicemia.

Qualora le nostre informazioni di prevenzione sull’uso del digiuno giungano troppo tardi, è bene affidarsi alle cure di un medico. Non preoccuparti d’altro che della tua salute ( o di quella dei tuoi cari). Al resto ci pensiamo noi con i nostri prestiti a tasso sociale al 4% con cui puoi sostenere facilmente le spese mediche.

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