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Un tempo temuto per la sua associazione con le leggende delle “maledizioni dei faraoni”, oggi un fungo velenoso potrebbe aprire nuove frontiere nella terapia contro la leucemia. Un team di scienziati dell’Università della Pennsylvania ha infatti scoperto che l’Aspergillus flavus, noto per la sua tossicità, può diventare una potente arma contro il cancro del sangue.

La leggenda del fungo maledetto

Negli anni ’20, dopo l’apertura della tomba di Tutankhamon, una serie di morti misteriose tra gli archeologi alimentò l’idea di una maledizione. Decenni dopo, simili sospetti circondarono la tomba del re Casimiro IV in Polonia. Analisi successive identificarono tra le possibili cause un fungo particolarmente aggressivo: Aspergillus flavus. Oggi, quello stesso organismo sta sorprendendo la scienza con il suo potenziale terapeutico.

La scoperta dei RiPPs: armi nascoste nei funghi

La chiave della scoperta risiede in una classe di composti naturali chiamati RiPPs (ribosomally synthesized and post-translationally modified peptides). Queste molecole, estremamente difficili da individuare nei funghi, si sono rivelate biologicamente molto attive. Il gruppo di ricerca guidato dalla professoressa Sherry Gao ha utilizzato avanzate tecniche genetiche per isolare i geni responsabili della produzione di RiPPs in A. flavus.

Grazie a questa mappatura genetica, i ricercatori hanno identificato una nuova serie di composti, mai descritti prima, chiamati asperigimicine.

Asperigimicine: potenti, selettive e promettenti

Quattro molecole distinte sono state isolate e due di esse hanno mostrato efficacia contro cellule leucemiche già nella loro forma naturale. Una terza variante, potenziata con un lipide simile a quello presente nella pappa reale, ha dimostrato un’efficacia pari a due noti farmaci anticancro: citabarina e daunorubicina.

Sorprendentemente, le asperigimicine agiscono in modo altamente selettivo, senza intaccare cellule sane di polmone, fegato o seno, né alterare la flora microbica benefica. Il meccanismo d’azione è mirato: questi composti bloccano i microtubuli, essenziali per la divisione cellulare incontrollata tipica dei tumori.

Il gene SLC46A3: la chiave d’ingresso nelle cellule tumorali

Un altro aspetto rivoluzionario della ricerca riguarda il gene SLC46A3, identificato come “porta di accesso” per i composti nelle cellule tumorali. Regolando il passaggio attraverso i lisosomi, questo gene potrebbe diventare un bersaglio strategico per aumentare l’efficacia di nuove terapie.

La farmacia della natura è ancora piena di sorprese

Gli scienziati hanno scoperto che anche altri funghi possiedono cluster genetici simili, suggerendo un intero mondo di RiPPs ancora inesplorato. Il prossimo passo sarà testare le asperigimicine su modelli animali, per poi avviare – si spera – sperimentazioni cliniche sull’uomo.

La natura ci offre una farmacia incredibile. Tocca a noi imparare a leggerla e trasformarla in cura”, ha dichiarato la professoressa Gao. Una frase che riassume lo spirito di una scoperta che parte da un mito millenario e arriva dritta al cuore della medicina moderna.

Fonte: https://notizie.tiscali.it/

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